EFFICIENZA ENERGETICA IN ITALIA - COM'è EVOLUTO IL MERCATO? INTERVISTA A DARIO DI SANTO, DIRETTORE DI FIRE

Il mese scorso Joule Assets Europe è diventata socio FIRE, la Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia. Abbiamo avuto la fortuna di fare due chiacchere con il Direttore, Dario Di Santo, per discutere sul ruolo di FIRE in Italia, sull’impatto dell'efficienza energetica sugli obiettivi climatici dell'UE 2030 e su come si sia evoluto il mercato italiano ESCO negli ultimi 20 anni.

1. Cos’è FIRE e come supporta il mercato italiano delle ESCO?

La Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia – FIRE – è una organizzazione non-profit indipendente, il cui obiettivo è quello di promuovere l’uso efficiente e sostenibile dell’energia. Fondata nel 1987, FIRE supporta le aziende ed i soggetti attivi nel settore energetico incoraggiando – in collaborazione con le istituzioni competenti – uno sviluppo positivo della legislazione e del quadro normativo di riferimento per la promozione di un uso più efficiente dell’energia.

FIRE conta all’incirca 450 soci appartenenti all’intero settore energetico (produttori di tecnologie per l’efficientamento energetico, produttori energetici, distributori, ESCO, PMI, Università e centri di ricerca, energy managers e professionisti energetici).

FIRE conta all’incirca 450 soci appartenenti all’intero settore energetico (produttori di tecnologie per l’efficientamento energetico, produttori energetici, distributori, ESCO, PMI, Università e centri di ricerca, energy managers e professionisti energetici). Circa metà della compagine associativa è composta da organizzazioni, mentre dell’altra metà fanno parte persone fisiche. La diversa tipologia di iscritti si traduce in un apporto olistico di FIRE all’efficienza energetica e alla produzione di energia. Dal 1992 FIRE gestisce inoltre la rete italiana degli Energy Manager per conto del Ministero dello Sviluppo Economico.

Per quanto riguarda il mercato delle ESCO, il nostro supporto avviene attraverso differenti azioni e progetti, tra cui una conferenza annuale dedicata all’EPC e al finanziamento tramite terzi, gruppi di lavoro e corsi di formazione per ESCO ed EPC, azioni di lobby per migliorare la legislazione nel settore (anche in cooperazione con le associazioni ESCO) ed il nostro coinvolgimento in diversi progetti dell’Unione Europea riguardanti l’attività delle ESCO (come ESI Europe, guarantEE, Whaves, ST-ESCO, Eurocontract, Greenlight, etc.)

 

2. Com’è stata l’evoluzione del mercato ESCO negli ultimi 20 anni?

Nei primi anni 2000 le ESCO attive nel mercato italiano erano circa 30-40. La maggior parte delle attività da loro svolte erano dirette al settore pubblico, attraverso la realizzazione di progetti di illuminazione pubblica e di impianti di riscaldamento, nonché di impianti di cogenerazione. L’introduzione dello schema dei Certificati Bianchi, il quale ha indicato le ESCO come uno dei soggetti abilitati a presentare proposte, ha fortemente stimolato il mercato. Più di 3.000 società si sono definite ESCO nei successivi 10 anni (anche se la maggior parte erano fondamentalmente compagnie di consulenza).

L’introduzione della certificazione UNI CEI 11352 – lo standard di certificazione per le ESCO italiane – assieme alla certificazione obbligatoria richiesta per usufruire dello schema dei Certificati Bianchi e alla realizzazione obbligatoria di attività di audit energetico, richiesta dall’art.8 della Direttiva sull’Efficienza Energetica, ha ridotto il numero di ESCO esistenti ed ha permesso, così, l’instaurarsi di una migliore qualificazione delle stesse. Ad oggi, circa 890 ESCO sono certificate in Italia, ma solo una parte di queste è effettivamente coinvolta nei contratti EPC. In ogni caso, vi è stato uno sviluppo positivo del mercato delle ESCO, e molto di più potrebbe essere raggiunto attraverso una maggiore consapevolezza, la creazione di schemi legati a fondi di efficienza energetica e l’introduzione di nuove opzioni di finanziamento.

 

3. Come vede il ruolo delle ESCO nel più grande contesto del mercato energetico e il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il 2030? Pensa che le ESCO possano rappresentare una minaccia nei confronti di attori del mercato più grandi e tradizionali e per lo status quo del mercato nel suo complesso?                                              

Le ESCO giocheranno sicuramente un ruolo importante per il raggiungimento degli obiettivi del 2030. Il mercato dell’efficienza energetica è piuttosto ampio ed è costituito da differenti soggetti, dalle grandi industrie, alle PMI, alle pubbliche amministrazioni e da chi opera nel residenziale

Le ESCO giocheranno sicuramente un ruolo importante per il raggiungimento degli obiettivi del 2030. Il mercato dell’efficienza energetica è piuttosto ampio ed è costituito da differenti soggetti, dalle grandi industrie, alle PMI, alle pubbliche amministrazioni e da chi opera nel residenziale. Tali utenti presentano diverse esigenze e caratteristiche – alcuni trarranno vantaggio dai più grandi attori del mercato, altri dalle ESCO e da società attive in piccole aree del mercato. Ad ogni modo, vi sarà senz’altro una possibilità di cooperazione tra tutti i soggetti attivi.

 

4. Quali sono stati i fattori positivi e le barriere principali che hanno permesso negli ultimi anni rispettivamente lo sviluppo e il freno delle ESCO italiane?

Gli schemi di incentivazione, in particolare i Certificati Bianchi per l’efficienza energetica e lo spalma-incentivi per gli impianti fotovoltaici, sono stati importanti fattori positivi, come anche le attività di formazione e informazione e l’introduzione della certificazione standard UNI CEI 11352. Tra le barriere, tralasciando quelle tradizionali che da sempre frenano l’efficienza energetica, la piccola capitalizzazione e la vita breve di parecchie ESCO rappresenta uno dei problemi principali, come anche la carenza di strumenti finanziari utili per la realizzazione di contratti EPC da parte delle ESCO.

Grazie a diverse iniziative intraprese dall’UE, come l’EEFIG o il DEEP, il progetto ICP, e piattaforme come eQuad, le cose stanno cambiando positivamente, ma rimane comunque molto da fare al fine di raggiungere l’intero potenziale del mercato delle ESCO

Grazie a diverse iniziative intraprese dall’UE, come l’EEFIG o il DEEP, il progetto ICP, e piattaforme come eQuad, le cose stanno cambiando positivamente, ma rimane comunque molto da fare al fine di raggiungere l’intero potenziale del mercato delle ESCO. Un altro fattore positivo è stato la diffusione di protocolli di misurazione e verifica dei risparmi energetici. La performance dell’efficienza energetica, infatti, non è facile da valutare e senza una procedura di misura e verifica affidabile è difficile assicurare sia la performance che l’ottenimento del finanziamento. Questa è stata la ragione per cui FIRE ha promosso il protocollo IPMVP, il più utilizzato nel panorama internazionale, attraverso una partnership con EVO. La sua applicazione faciliterà la diffusione dei contratti EPC e il coinvolgimento di banche e compagnie di assicurazione.

 

5. Per quanto riguarda le barriere interne – qual è l’aspetto che maggiormente preoccupa le ESCO: finanza, tecnologia, vendite o marketing?

La finanza è generalmente uno dei problemi principali. Anche la capacità di vendita e di marketing non è sempre sufficientemente sviluppata, come conseguenza della piccola dimensione di parecchie ESCO

Come anticipato nel punto precedente, la finanza è generalmente uno dei problemi principali. Anche la capacità di vendita e di marketing non è sempre sufficientemente sviluppata, come conseguenza della piccola dimensione di parecchie ESCO. Noi pensiamo che questi tipi di problemi possano essere superati nel tempo tramite la crescita, la fusione e l’acquisizione da parte di competitor e attori del mercato di più grandi dimensioni, ma anche attraverso la standardizzazione dei progetti, la quale agirà come facilitatore.

 

6. FIRE è un attore molto attivo nel mercato anche a livello Europeo – come vede posizionato il mercato dell’efficienza energetica italiana rispetto a quello degli altri stati europei?

Tradizionalmente l’Italia ha avuto un’intensità e un consumo energetico per capita molto basso, entrambi dovuti alla carenza di risorse energetiche e al suo sviluppo economico. È stata anche in grado di introdurre leggi innovative ed efficaci (e.g. legge 9/1991 e legge 10/1991 sull’efficienza energetica) e schemi validi (e.g. Certificati Bianchi). I siti certificati ISO 50001 stanno crescendo rapidamente (più di 1.800 all’inizio del 2018) anche nonostante la mancanza di incentivi, e molte grandi imprese stanno iniziando a valutare i molteplici vantaggi dell’efficienza energetica. Oltretutto, in Italia ci sono numerose società coinvolte nella produzione di tecnologie per l’efficientamento energetico e per la distribuzione di servizi energetici. Il punto di partenza sembra quindi essere ottimo.

Ciononostante, il potenziale di PMI, Pubbliche Amministrazioni ed edifici è ancora distante dall’essere sfruttato in termini di efficienza energetica, e molte barriere tradizionali intralciano il raggiungimento di una riqualificazione estesa. In relazione agli altri Stati, vediamo problemi simili, anche se con diversi livelli di sviluppo, dovuti a differenti cornici culturali, economiche, climatiche, tecniche e storiche. Vi sono innumerevoli opportunità di apprendimento dalle altre esperienze, ma allo stesso tempo vi è la necessità di definire un percorso più in linea con la situazione di ciascun Paese specifico.

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